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Alimentazione Sostenibile: scopri l’Impatto Ambientale del Cibo

Alimentazione Sostenibile: scopri l’Impatto Ambientale del Cibo

Cos’è l’Alimentazione Sostenibile

Con Alimentazione Sostenibile si intende un tipo di alimentazione che cerca di avere il minor impatto negativo possibile sull’ambiente. Si basa sull’idea che noi, singoli consumatori, possiamo ridurre in modo drastico la nostra impronta ecologica in base a cosa decidiamo di mettere nel carrello e, di conseguenza, nel piatto.

Relazione tra Alimentazione e Ambiente

L’industria del cibo – l’industria agroalimentare – è la prima al mondo per lo sfruttamento delle risorse del pianeta. Il 50% del suolo e il 70% delle risorse idriche globali vengono utilizzati per produrre il cibo che mangiamo.

Questo significa che la nostra alimentazione ha un altissimo impatto sul pianeta.

Impatto dell’Industria Agroalimentare sull’Ambiente

  • emissione di gas serra: oltre il 25% delle emissioni di gas serra sono dovute all’industria agroalimentare (di questi, il 18% arriva dagli allevamenti);
  • inquinamento del suolo: fertilizzanti e pesticidi per le colture; nitrati e ammoniaca dagli allevamenti – qui un recente video di un allevamento di suini di Brescia;
  • sfruttamento e impoverimento del suolo per le monocolture;
  • disboscamento eccessivo e illegale di foreste e zone pluviali: il 70% della deforestazione dell’Amazzonia è stato effettuato per fare spazio ai nuovi allevamenti di bovini e alle monocolture destinata a diventare mangime per il bestiame;
  • perdità di biodiversità. Secondo la FAO, “il settore zootecnico può essere considerato il principale fattore nella riduzione della biodiversità” a causa di disboscamento e creazione di monoculture.

Tutti questi elementi contribuiscono in modo importante al problema del riscaldamento globale – il mutamento del clima terrestre caratterizzato dall’aumento della temperatura media globale e da fenomeni atmosferici estremi (alluvioni, siccità, desertificazione, scioglimento dei ghiacci, innalzamento degli oceani, ondate anomale di caldo e di freddo).

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Su questo tema, mi piace sempre condividere questo video di una finta intervista ad un climatologo della serie The Newsroom. Dovrebbe essere divertente ma in realtà mette un po’ di ansia 😁

Problemi legati alla Sostenibilità Alimentare

Perché l’attuale produzione industriale di cibo comporta problemi che non possiamo più ignorare:

  • le pandemie – ovvero le malattie che arrivano dagli animali, chiamate “zoonosi”;
  • il riscaldamento globale dovuto all’eccessiva emissione di gas serra;
  • la fame nel mondo. Ebbene sì: perché al momento solo il 60% del cibo coltivato è destinato alle persone, il resto è utilizzato per nutrire il bestiame. Se utilizzassimo il 100% del cibo per nutrire le persone, ovvero se tutti seguissimo una dieta plant-based, la fame nel mondo sarebbe un problema teoricamente risolvibile, perché ci sarebbero calorie sufficienti per nutrire 10 miliardi di persone, più di quelle attualmente presenti sul pianeta. Questo accade perché trasformare il cibo vegetale in carne è un processo molto inefficiente, in cui si perdono moltissime calorie: occorrono infatti 6 kg di proteine vegetali per produrre 1 kg di proteine animali.
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Come si vede da questa immagine, il 77% dei terreni che utilizziamo per l’industria alimentare sono utilizzati per gli allevamenti, ma questi producono un minima parte (12%) dell’apporto calorico globale. Fonte: Our World in Data

Alimentazione e Pandemie Globali

Se c’è una cosa di cui non vorremmo mai più sentire parlare in futuro, è il Covid-19. 

Eppure in pochi parlano di come la pandemia globale di Covid-19 che stiamo vivendo sia un effetto concreto e diretto dell’insostenibilità dell’industria agroalimentare.

3 malattie infettive su 4 derivano dagli animali. Gli animali domestici negli allevamenti fungono da mezzo per i virus che arrivano dagli animali selvatici; negli allevamenti, il virus ha modo di crescere e mutare fino a infettare gli essere umani.

I maggiori virologi ed epidemiologi mondiali – OMS, Nazioni Unite, EFSA – ci hanno avvertito del ruolo degli allevamenti intensivi sulla diffusione di queste malattie. L’origine della febbre suina del 2009 fu rintracciata in un allevamento di maiali in North Carolina. La terribile spagnola del 1918 sembra essere partita da un allevamento di polli in Kansas. La mucca pazza da un allevamento nel Regno Unito; il Nipah da allevamenti di maiali, la Mers da allevamenti di cammelli, l’H5N1 dal pollame, SARS e Covid-19 dai wet market in Cina.

Le pandemie nascono a causa del modo insostenibile in cui noi essere umani interagiamo con gli animali e la natura. Ci sono allevamenti di maiali dove non ci dovrebbero essere: in mezzo alla giungla della Malesia, piena di pipistrelli. Animali domestici a stretto contatto con animali selvatici e essere umani: la ricetta per il disastro!

Sì. È così semplice. E il fatto che questo aspetto di una delle più gravi crisi del mondo contemporaneo sia ignorato fa molto riflettere. Se non cambiamo in fretta il modo in cui viviamo e ci rapportiamo con gli animali, è molto probabile che il Covid-19 non sarà l’ultima (o la più grave) pandemia che dovremo affrontare.

Fonte: video di @earthlinged.

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Se smettessimo di allevare animali per mangiarli l’incidenza delle zoonosi si ridurrebbe.

Consigli pratici di Alimentazione Sostenibile

Ok, ma dopo tutte queste informazioni tragiche e deprimenti, cosa possiamo fare perché la nostra dieta abbia il minor impatto possibile?

Cucinare a casa

Per prima cosa, dobbiamo imparare a cucinare. Cucinare in casa il più possibile, facendo i propri sughi e le proprie polpette (vegetali, ovviamente 😃), permette di evitare di acquistare prodotti processati, poco sostenibili, costosi e meno salutari perché imbottiti di conservanti. Saper cucinare bene è importantissimo: poter cucinare in casa i tuoi piatti preferiti è forse la singola abilità più utile che puoi imparare, che ti permette di goderti la vita e di risparmiare di più in assoluto.

Spesa sostenibile

Per fare invece una spesa più sostenibile possibile, dobbiamo preferire:

  • frutta e verdura fresca e di stagione – costa meno e ha un impatto minore perché non è prodotte in serra; 
  • proteine vegetali (fagioli, lenticchie, fave, piselli, avena, soia) invece di quelle animali (uova, formaggio, carne, pesce);
  • prodotti poco processati: se ha una lista di ingredienti lunghissima o se ci sono ingredienti che non riesci a pronunciare, rimettilo sullo scaffale!
  • prodotti sfusi o senza imballaggio di plastica: porta la borsa riutilizzabile sempre con te!
  • mercati, aziende agricole e contadini locali;
  • prodotti italiani, che hanno un minore impatto per il trasporto;
  • il cibo di tua produzione! Non solo le verdure dell’orto, ma anche le fragole del balcone, le erbe aromatiche cresciute in vaso, la crema di nocciole fatta in casa…

Scegliere prodotti (davvero) locali e italiani

Come riconoscere i prodotti italiani? Frutta e verdura sono facilmente riconoscibili perché sulle etichette ora è obbligatorio riportare il luogo d’origine. Ma per altri prodotti (come, ho notato, i funghi e la frutta secca) a volte c’è scritto solo UE o extra UE. Invece per i prodotti processati, come i salumi, non è obbligatorio indicare la provenienza della materia prima (ne era infatti emerso lo scandalo della Bresaola IGP, che è realizzata con la carne di zebù brasiliano) quindi è molto difficile risalire alla vera origine del prodotto.

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Per avere un basso impatto ambientale bisogna scegliere cibo fresco, vegetale, intero, locale, di stagione.

Dubbi sull’effettiva utilità di tutto ciò

“Ma io sono una persona sola. Cosa cambia se io, da solo, compro i kiwi italiani invece dei kiwi cileni?”

Cambia tantissimo. Cambia che sostieni un’azienda del tuo Paese. Che quei kiwi non hanno consumato migliaia di km di carburante per arrivare fino a qui. La tua personale impronta ecologica quotidiana cambia sensibilmente.

“Ok certo ma… i kiwi del Cile sono già lì al supermercato. Se non li compro io li comprerà qualcun altro”

Forse sì… ma forse no. L’offerta si aggiusta in base alla domanda. Se sempre meno persone acquisteranno i kiwi cileni, il supermercato ne acquisterà sempre meno, riducendo via via i lunghissimi – e inquinanti – viaggi in nave per averli qui.

Questo vale per ogni tipo di prodotto. Nel 2020 ho visto sorgere la sezione vegan del supermercato perché c’è stato un forte aumento della domanda dei prodotti vegetali, mentre la carne è risultata meno richiesta (Fonte: questo e questo articolo).

Cosa potremmo ridurre con l’Alimentazione Sostenibile

  • La fame nel mondo. Sì, so che sembra molto risposta da miss America anni ‘80. Ma sembra davvero essere così. Intanto dobbiamo sfatare il falso mito della sovrappopolazione mondiale: non siamo troppi, stiamo solo usando le risorse del pianeta nel modo meno efficiente possibile: ad esempio, trasformando le calorie delle piante in meno calorie di carne;
  • L’inquinamento dovuto ai gas serra si ridurrebbe del 18%;
  • La violenza tra le persone: il lavoro negli impianti di macellazione aumenta i casi di crimini violenti, stupri, abuso di droghe, depressione, sindrome da stress post traumatico e suicidi;
  • Le zoonosi e le conseguenti pandemie.

L’Alimentazione Sostenibile spiegata ai Bambini

No, non ci sono “uova di galline felici” al supermercato. Neanche quelle BIO con il numero 0 davanti. No, le mucche non fanno sempre il latte e devono essere munte “se no gli viene la mastite”. 

Prima ci sforziamo di accettare questa nuova realtà dei fatti, prima potremo smettere di mentire – in buona o mala fede – ai nostri figli. Non lo dico da madre, lo dico da figlia.

E non ne faccio una colpa ai miei genitori, né ai genitori in generale. Il mondo è cambiato tanto in pochi anni. Una volta le bestie si tenevano in giardino e si ammazzavano in cucina riempiendo il tavolo di sangue. Una volta le galline erano davvero felici – bé, fintantoché non veniva loro tirato il collo 😅

Ma allora era più naturale. Chi mangiava la carne guardava l’animale negli occhi prima di ucciderlo con le proprie mani; se questo è meglio o peggio, non so dirlo; ma di sicuro era più naturale e umano.

Adesso è tutto diverso. Viviamo in un mondo innaturale. È strano comprare la carne vecchia di giorni incellofanata sul polistirolo. Non continuiamo a mentire ai bambini perché siamo fermi al mondo di 50 anni fa.

Non sono madre. Ma quando sarò madre credo che vorrei essere il più sincera possibile sull’origine del cibo, anche se questo potrebbe essere traumatizzante. Mi assumerò la responsabilità della verità, non di una bugia.

“Da dove viene il maiale?” “Il maiale è un animale. Viene ucciso per diventare cibo”.

Se mio figlio reagirà con indifferenza a questa scoperta, sarò io a preoccuparmi di non star tirando su un serial killer con gravi problemi di empatia 😂 (Io spero tanto che mio figlio sarà invece come il bambino brasiliano che decide di non mangiare il polpo dopo che ha scoperto che è stato ucciso e tagliato a pezzetti… ma temo sia sperare troppo 😂).

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Bambini carini che mangiano vegetale.

Conclusioni

C’è un forte nesso tra alimentazione e inquinamento ambientale. In particolare, c’è una forte relazione tra la produzione di prodotti animali (carne, latticini, uova, pesce) e i livelli di gas serra nell’atmosfera.

Se questo articolo sull’Alimentazione Sostenibile ti sembra troppo legato all’alimentazione vegana… mi dispiace 😃 Ma purtroppo, allo stato attuale delle cose, nei paesi industrializzati l’Alimentazione Sostenibile è un’alimentazione fortemente plant-based per definizione. Questo non vuol dire che mangiare carne sia sempre stato insostenibile e inquinante; significa solo che ora lo è. Il mondo è cambiato.

Mangiare italiano, biologico e a km0 non basta; allo stesso tempo, si può fare molto anche senza essere estremisti: ricercatori hanno dimostrato che chi mangia vegano 1 volta a settimana può ridurre il suo impatto ambientale molto di più di chi mangia cibo locale 7 giorni su 7 (Fonte: Becoming Vegan, pagina 22).

I motivi ambientali sono i primi che mi hanno spinto verso l’Alimentazione Sostenibile, o plant-based. Poi è arrivato tutto il resto.

Se ti è piaciuto questo articolo? Ti ha fatto arrabbiare? Ti ha fatto riflettere? Scrivimelo nei commenti!

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Erika

    Per me è un argomento molto sensibile perché sono stata vegana per molto tempo. Qualche anno fa ho sviluppato delle intolleranze e da allora non posso consumare molti cibi di origine animale, tra cui praticamente tutte le fonti di proteine. Sono tornata a mangiare carne e derivati, ma sono consapevole dell’impatto ambientale (oltre che all’aspetto etico).

    1. Michela

      Ciao Erika,
      ho letto l’articolo di cui parli! Mi è dispiaciuto un sacco perché si percepisce la tua frustrazione. La salute personale è e deve essere una priorità. Nella tua situazione avrei fatto la stessa cosa che hai fatto tu.

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