Come avere un Armadio Etico senza spendere 1€

Come avere un Armadio Etico senza spendere 1€

Avere un Armadio Etico senza spendere soldi? Lo so, sembra impossibile. Ma lo prometto: in fondo a questo articolo troverai 5 consigli pratici per iniziare subito il tuo viaggio verso un armadio più etico e consapevole. 

Prima però la breve storia (interessante, lo giuro) di quando e dove nasce il concetto di etica nella moda.

Cosa significa Moda Etica

Con Moda Etica si intende un movimento che lotta per diritti umani e adeguate condizioni di lavoro per i lavoratori dell’industria tessile di tutto il mondo.

Scegliere di indossare moda etica significa quindi scegliere vestiti che sono stati realizzati:

  • da persone adulte che hanno percepito un salario adeguato;
  • in un ambiente pulito e sicuro per i lavoratori;
  • nel rispetto dei diritti del lavoro.

Ma come facciamo noi a sapere tutte queste cose, quando sull’etichetta c’è scritto solo “Made in Bangladesh”?

Infatti: non possiamo

È questo il grande delitto dell’industria della moda: siamo tenuti all’oscuro. Non sappiamo chi fa i nostri abiti. Non sappiamo se sono adulti, bambini, persone pagate o schiavi moderni. 

Fino al 24 aprile 2013: il disastro di Rana Plaza ha rischiarato questa oscurità. Quando le immagini del palazzo di 8 piani crollato su se stesso a Savar (Bangladesh) hanno fatto il giro del mondo, e le persone hanno cominciato, con un freddo brivido di orrore, a chiedersi: “Ma i miei vestiti vengono… DA LÌ?”

24 aprile 2013 (AP Photo/ A.M. Ahad). Il giorno precedente erano state notate delle crepe sui muri dell’edificio. I negozi e la banca ai piani inferiori sono stati immediatamente chiusi, ma i lavoratori tessili sono stati costretti a tornare il giorno seguente.

Le operazioni di soccorso e ricerca si sono concluse il 13 maggio con 1.129 vittime. È considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia, così come il più letale cedimento strutturale accidentale nella storia umana moderna.

Subito dopo il disastro è nata la campagna #WhoMadeMyClothes, “Chi ha fatto i miei vestiti?” portata avanti dal movimento Fashion Revolution. Qui nasce, forse per la prima volta, l’idea che la moda debba rispettare i lavoratori: che debba essere etica.

Da allora ogni anno a aprile si festeggia la Fashion Revolution Week, che celebra il movimento di Moda Etica e mira a far conoscere il più possibile l’insostenibilità del sistema moda attuale, che è perlopiù sinonimo di Fast Fashion. 

Chi aderisce alla Fashion Revolution Week condivide una foto mostrando l’etichetta del vestito che indossa, chiedendo “Who Made My Clothes?”. Per la prima volta, i consumatori hanno voluto sapere che cosa fa davvero questa industria silenziosa, e l’hanno chiesto ai Brand.

who made my clothes_blog armadio etico
Foto da https://www.fashionrevolution.org/

La Fashion Revolution chiede trasparenza nel mondo della moda. Vogliamo sapere come i nostri vestiti vengono realizzati perché vogliamo che siano realizzati nel rispetto dei diritti dei lavoratori, non importa di che paese. I diritti dei lavoratori tessili in tutto il mondo devono essere rispettati: questo significa Moda Etica.

Moda Etica e Moda Sostenibile sono la stessa cosa?

No. Sono due concetti che spesso si intrecciano, ma sostanzialmente diversi, riassumibili in:

Moda Etica: attenzione alle persone

Moda Sostenibile: attenzione all’ambiente

Entrambe si oppongono al Fast Fashion, la Moda Veloce, che non è per definizione né etica né sostenibile.

Avere un Armadio Etico è costoso?

Sì… e no.

I brand etici sembrano molto costosi perché ci siamo abituati ai prezzi scandalosamente bassi dei brand Fast Fashion. Dobbiamo riabituarci a dare valore (e quindi costo) alla qualità dei tessuti e alle ore di lavoro di artigiani e lavoratori pagati un equo compenso.

Inutile girarci intorno: la Moda Etica e la Moda Sostenibile spesso allontanano le persone perché sono più care del Fast Fashion. Ma è possibile vestire con abiti etici anche senza svuotare il conto in banca. Quando ci abituiamo a comprare maglioni sintetici a 12€, facciamo fatica a accettare che un maglione, seppur di buona qualità, resistente e realizzato da persone retribuite, possa costare 200€. E, giustamente, non tutti possono o vogliono permettersi un maglione da 200€ (io per prima!).

Ma ho scritto questo articolo proprio per dire che sì, si può avere un Armadio Etico non spendendo nulla e che la Moda Etica non è solo per persone ricche, anzi. Puoi avere il tuo Armadio Etico in poco tempo solo con un po’ di organizzazione e pazienza. Ecco i miei consigli per avere un Armadio Etico a costo zero:

5 modi per avere Armadio Etico senza spendere 1€

1. Comprare (e vendere) usato

Ma non avevo detto “senza spendere 1€”?! Vero: infatti secondo questa regola non si compra niente se prima non si è venduto qualcosa. Le attuali catene di negozio dell’usato, come Mercatino e Mercatopoli, prendono i tuoi abiti usati in conto vendita, e a fine di ogni mese puoi ritirare la somma ottenuta dalle vendite.

Ogni mese, dopo aver venduto i tuoi abiti o oggetti per la casa, potrai quindi decidere se ritirare i soldi oppure usare quei soldi per prenderti qualcosa dal negozio. In questo modo potrai avere nuovi abiti etici a costo zero ogni mese.

Acquistare usato è uno dei modi più etici di acquistare vestiti: non si sfruttano i lavoratori per la produzione di nuovi capi, non si rischia di cadere nelle trappole di greenwashing e non si danno soldi alle aziende che guadagnano portando avanti pratiche non etiche.

Con questo trucco io ho davvero rifatto il mio armadio: da un armadio pieno di vestiti scadenti, sintetici, da Fast Fashion ho, pezzo dopo pezzo, costruito un armadio ricco di vestiti di tessuti naturali di qualità, di marca o artigianali… gratis. Certo, ci vuole tempo e pazienza, ma la soddisfazione è impareggiabile (e, ribadisco, è gratis).

Foto del Mercatino di Chiampo. Acquistare usato per un armadio etico.
Foto del Mercatino di Chiampo (VI)

“E se non ho vestiti da vendere?” Se non hai vestiti tuoi da vendere, per la mia esperienza è facilissimo reperire e vendere le cose di cui altre persone (amici e parenti) si vogliono liberare. E non si parla solo di abiti: utensili da cucina, piccoli elettrodomestici, oggetti di arredamento… all’usano si vende di tutto 😀

Riassunto: vendere tutto quello che non serve. Ma davvero tutto, non solo vestiti! E con quei soldi (solo con quei soldi) acquistare abbigliamento usato.

2. Swap Party con le amiche

Uno Swap Party è, letteralmente una “Festa dello Scambio”. Swap significa infatti scambiare. In questi eventi lo scopo è barattare, senza utilizzo di denaro, i nostri vestiti con quelli di altre persone.

Gli Swap Party possono essere eventi complessi con moltissime persone, o possono essere occasioni di incontro tra poche amiche.

Il cambio dell’armadio si avvicina: organizzare uno Swap Party con le amiche potrebbe essere il modo più etico e divertente di rifare il guardaroba, liberandolo dai capi che non portiamo più e donandoli a chi invece li amerà.

E cosa c’è di più bello di vedere un capo che hai amato indossato da una persona a cui vuoi bene? 

3. NO BUY + fare shopping nel proprio armadio

Cosa c’è di più economico di NON comprare? 😀 Oltre che economico, è etico: scegliendo di non comprare un determinato brand o prodotto, i consumatori hanno un enorme potere, anche se spesso lo dimenticano. Il boicottaggio è ancora una pratica che funziona e funziona bene. Smettere di comprare da brand non trasparenti (e quindi sicuramente non etici) finché non ci daranno delle risposte soddisfacenti, è il primo passo da fare per un Armadio Etico. 

Cosa fare invece? Sfruttare PER DAVVERO tutti i capi che abbiamo già. Spesso non sappiamo nemmeno quante cose meravigliose ci sono nel nostro armadio! Mettersi d’impegno a imparare a memoria tutti i capi che possediamo, provare nuovi abbinamenti, osare con capi mai indossati o indossati davvero poco (lo so che ci sono, basta scavare).

Dovremmo indossare ogni capo che possediamo almeno trenta volte. E se questo significa indossare un abito da cerimonia per fare la spesa… abito da cerimonia sia! Magari con una giacca in jeans e un sandalo basso per smorzare l’effetto wow.

4. Imparare a cucire + ReFashion

…che non significa per forza imparare a farsi un nuovo abito da zero! Io ho cominciato a cucire perché sono bassa e mi serviva saper fare l’orlo dei pantaloni, sempre troppo lunghi per me. Da qui ho cominciato a stringere gli abiti troppo larghi, a togliere maniche, a ricucire buchi e bottoni. Insomma, a personalizzare e modificare i miei abiti per renderli più adatti al mio corpo*.

*Questione molto importante spesso trascurata: gli abiti sono prodotti in serie. È IMPOSSIBILE trovare un capo che ci stia alla perfezione così come è stato creato, perché i nostri corpi non sono realizzati in serie! Piccole alterazioni, fatte da noi o da una sarta, possono rendere un capo davvero perfetto per noi. Perché è questa la verità: non è il mio corpo che si deve adattare ai vestiti; sono i vestiti che si devono adattare al mio corpo.

pantaloni troppi larghi_articolo blog armadio etico
Pantaloni vintage troppo larghi che ho stretto per farli della mia misura!

Questo ci permette di ricavare nuovi abiti da quelli che abbiamo già. Quando siamo stanche di un vecchio vestito, possiamo trasformarlo in una gonna. Una vecchia maglietta può diventare un nuovo top. Ci sono migliaia di tutorial su YouTube sul ReFashion, e non per tutti è necessario saper utilizzare una macchina da cucire! Una YouTuber da cui ho imparato moltissimo sul cucito è Coolirpa.

5. Disporre correttamente degli abiti usati

Sembra incredibile, ma mettere i vestiti nei cassonetti gialli per le donazioni NON è la scelta più etica che possiamo fare quando decidiamo di liberarci dei capi che non vogliamo più.

Per capire perché non è etico, è necessario prima vedere come funziona in Italia lo smaltimento dei vestiti dei cassonetti gialli.

Per la legge italiana i vestiti donati nei cassonetti gialli sono rifiuti. Possono essere gestiti da diverse associazioni, come Caritas o Humana. È importante distinguere i cassonetti delle associazioni: deve comparire nome, logo, sito web. Nel dubbio è possibile contattare il comune per assicurarsi della legalità di un determinato cassonetto.

Poiché il mercato dei vestiti usati è un giro d’affari milionario, i cassonetti gialli sono spesso in mano a associazioni mafiose, che si impossessano dei vestiti donati a scopo di lucro.

Inoltre, alla velocità di produzione attuale, i vestiti usati sono troppi per restare in Europa; nemmeno le associazioni benefiche riescono a gestirli tutti. Sono quindi spediti in grosse balle chiuse e rivenduti nel sud del mondo. Qui i vestiti vengono selezionati e venduti nei mercati Mitumba

Mitumba. Foto by The Exchange

I Mitumba sono “i vestiti dei morti” (nei paesi più poveri è impensabile, infatti, che persone vive decidano di liberarsi volutamente dei propri abiti) che vengono venduti nei mercati. Si suppone che il 70% dell’Africa indossi abiti usati arrivati dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Che male fanno questi mercati? Distruggono l’economia tessile locale, che non ha più mercato per crescere e svilupparsi.

Proprio per questo motivo dal 2019 Ruanda, Uganda e Tanzania hanno vietato il commercio dei capi di abbigliamento usati importati dai paesi occidentali. Altri paesi però, come il Kenya, accettano ancora di acquistare i Mitumba.

E non dimentichiamo i vestiti usati troppo rovinati per essere venduti: questi vengono gettati nei fiumi e nelle discariche locali, che spesso non dispongono di sezioni apposite per il corretto smaltimento dei rifiuti tessili. Questi vestiti diventano quindi, di fatto, rifiuti tossici e inquinanti che mettono in pericolo la vita di chi abita in queste zone.

Foto by TextileMountain

Quindi, come disporre in modo etico degli abiti che non desideriamo più?

Alcune alternative le abbiamo già viste, perché fanno parte della Moda Etica nel suo complesso: vendere nei mercatini o online, organizzare Swap Party; ricucire o riciclare in modo creativo, riutilizzare i tessuti per fare le pulizie, donare a canili e gattili o aderire a progetti di economia circolare.*

*su questo tema trovate un articolo incredibilmente esaustivo di Elena Clara Maria sul blog de www.ilvestitoverde.com. Davvero, non c’è sul web un articolo più completo di questo su come disporre dei vestiti usati.

L’importante è valutare davvero tutte le decine di alternative che ci sono prima di scegliere i cassonetti gialli. Rendersi conto che “buttare via” è complicato ci aiuta a comprare meno e meglio. Ad esempio, d’ora in poi posso scegliere di acquistare solo maglioni 100% lana o cashmere, perché so che i materiali puri possono essere riciclati da Rifò

L’importante, per avere un Armadio Etico, è essere consapevoli che lo smaltimento ogni cosa che possediamo è una nostra responsabilità, non altrui. Buttare “via” non vuol dire niente: “via” è un posto fisico su questo pianeta, a cui noi dobbiamo pensare.

“There is no such thing as ‘away’. When you throw something away, it must go somewhere”

Annie Leonard

Armadio Etico senza spendere – Conclusioni

Avere un Armadio Etico significa avere a cuore le vite altrui. In un’industria veloce, oscura e silenziosa come quella della moda, spesso è difficile fare delle scelte etiche.

Se non vuoi più far parte di questa industria dello sfruttamento ma non hai soldi da spendere, spero che i miei consigli possano esserti utili per un viaggio verso un consumo più etico e consapevole. Un viaggio pieno di strade curve e fiumi da guadare, ma con un paesaggio meraviglioso. Se hai dei consigli anche tu, scrivimi qui nei commenti o a @gentilezzasostenibile su Instagram.

Sapere quello che sta succedendo è il primo passo; se una vita umana è più importante di quello che ci mettiamo addosso, il resto verrà da sé ❤️

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Ciao! Sono Michela e scrivo di sostenibilitàmoda etica e alimentazione plant-based. Restiamo in contatto!

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Angie

    Da questo articolo, ho appreso una moltitudine di informazioni che ignoravo totalmente!
    Grazie per averle condivise.

    1. Michela

      Ciao Angie,
      mi fa davvero piacere. Grazie a te per il tempo che hai dedicato a questi argomenti, secondo me importantissimi ❤️
      Buona giornata,
      Michela

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