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La Ragazza dell’Armadio: Una Storia di Moda Etica

La Ragazza dell’Armadio: Una Storia di Moda Etica

La Mia Storia di Moda Etica

Andavo ancora all’università quando ho cominciato a interessarmi di moda etica.

Prima ero una ragazza “normale”, relativamente appassionata di moda. Facevo spesso acquisti perché facevo dei lavoretti mentre studiavo, quindi sentivo che “potevo permettermeli” e che anzi “me li meritavo”.

Andavo all’università di Verona, e ogni pausa era buona per fare un giro da OVS, o da Bershka, o da Stradivarius. Compravo cose nuove quasi ogni settimana. Un vestitino a fiori, una maglietta da 5€. Niente di che. Solo perché potevo, e perché mi dava una scarica di soddisfazione.

Sono cresciuta con l’idea dell’importanza delle cose nuove, belle, appaganti. Lo shopping era un passatempo da condividere con amici e famiglia.

Poi qualcosa è cambiato.

Giuro che ho cercato di ricordare il momento esatto, la scintilla che ha dato vita al fuoco. Ma non mi viene in mente. Forse è stato guardando The True Cost o un altro dei documentari sul tema. Forse grazie a YouTube, o ai blog. Proprio non me lo ricordo.

Ma da qualche parte c’è stato un click, e la mia vita non è stata più la stessa. 

Mi ricordo benissimo la sensazione che ho provato entrando da OVS la prima volta dopo quel click. Ho toccato un vestito in poliestere giallo sulla gruccia e ho avuto un flash vividissimo. Per un attimo ho visto le persone, le persone che avevano lavorato per realizzare quel capo. Erano tutte lì davanti a me, e mi guardavano.

Ho lasciato cadere il vestito. Sono rimasta lì, immobile, in mezzo a OVS. Non sentivo niente. La musica d’ambiente era sparita. Avevo i brividi lungo la schiena. Dopo un po’ la sensazione è svanita, ma un pulsare sordo restava lì, all’altezza petto.

Mi sono guardata intorno. Tutto il negozio mi dava un senso di nausea.

Sono dovuta uscire.

È stata un’esperienza molto forte per me, quasi fisica, spaventosa. La sensazione di “sbagliato” mi è rimasta addosso per qualche mese. 

Dal quel giorno, nel mio armadio non c’erano più solo i miei vestiti: c’erano persone, storie, sofferenza, ingiustizie. 

Ho deciso che non potevo più indossare quel dolore. Ho smesso di comprare in modo sconsiderato. Ho continuato a informarmi sul tema Fast Fashion e moda sostenibile. Ho fatto un intero progetto per un esame universitario sul tema. Dopo 3 anni ho aperto questo blog.

Perché mi interesso di Moda Etica?

Perché, da qualche parte del mondo, c’è una ragazza come me.

Una ragazza che ha la mia stessa età, i miei stessi capelli lunghi. Una ragazza che ha la stessa voglia e lo stesso diritto alla vita che ho io.

Ma mentre io sono qui a scrivere articoli dalla comodità del mio divano, lei cuce 10 ore al giorno. Ha male alle mani e alla schiena. Viene pagata quello che le basta per comprare un po’ di riso. Suo figlio di un anno dorme ai suoi piedi, sotto la macchina da cucire. Alcuni giorni viene insultata, picchiata e derisa; ma non può lasciare il suo lavoro.

Mi sono interessata di moda etica quando ho realizzato il fatto che il mio “essere qui” è un immenso privilegio. È una fortuna sfacciata che io sia qui a scrivere per voi, e non a cucire al posto suo.

Mi sono interessata di moda etica quando per la prima volta ho visto l’ingiustizia, la disparità sociale, l’abisso in cui sono caduti i diritti umani in un’industria che credevo senza problemi. Ho visto la mia vita di lusso e ho provato angoscia al pensiero di quella vita “altra”, che poi tanto “altra” non era: perché quella ragazza era proprio come me.

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Operaia tessile al lavoro mentre il figlio dorme ai suoi piedi.
Immagine dal film The True Cost

La Ragazza nell’Armadio

Da allora quella ragazza vive nel mio armadio e cuce, cuce, cuce. 

Ogni volta che compravo qualcosa di nuovo pensavo a lei. Pensavo a che, con le mie azioni, non le stavo rendendo giustizia. Non le stavo facendo del bene. Le mie azioni non erano più all’altezza della persona che volevo essere.

Piano piano sono cambiata. Ho ridotto i miei acquisti. Ho cominciato a comprare solo di seconda mano. Ho deciso di aprire un blog per parlare di moda etica e sostenibile.

La ragazza nell’armadio non sono io, ma potrei esserlo. Perché quella ragazza è come me, e come io merito di avere tutto, anche lei merita di avere tutto.

E questo mi spinge ogni giorno a scrivere, informarmi e informare sulla moda etica e sostenibile.

E tu? Cosa ti ha spinto a interessarti di moda etica e sostenibile? Qual è la tua storia? Chi è la ragazza nell’armadio?

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Foto di Claudio Montesano Casillas.
Dal reportage Beyond the Label su The Telegraph

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Barbabosco

    Solo per darti un’idea, casomai servisse, della potenza (!!!!) di quello che scrivi e di come lo scrivi, ieri dopo cena mia moglie ha letto questo post alle nostre due figlie adolescenti.
    Grazie mille che ci fai pensare e aprire gli occhi.

    1. Michela

      Ciao Andrea,
      ho sempre amato la scrittura proprio per la sua potenza dormiente. È magico come infilare le lettere nel giusto ordine possa creare un messaggio che può rivelarsi forte e utile per qualcuno. Sono davvero felice che il mio messaggio sia stato di ispirazione per voi come famiglia. (sperando che poi le tue figlie non vi abbiano tirato dietro il tablet/PC 😂)

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